Figli e lavoro. O meglio, lavorare con i figli intorno

13 Febbraio 2019

“Ma BEATA te che lavori a casa!”
“Lavori da casa? Che c****!”
“Darei qualsiasi cosa per lavorare a casa come te!”

E niente, che vi devo dire. È vero. Sono fortunata. Sto tutto il giorno a casa. Ho tempo di fare una lavatrice mentre sono al telefono con un cliente, volendo potrei anche farmi una maschera di argilla nel frattempo che scrivo qualche email e la manicure quando carico/scarico qualche file pesante. Ma questo succede di mattina. 4 ore al giorno. 3 stagioni su 4. E il resto del tempo?

Si improvvisa. Ovvio che la parola chiave è ORGANIZZAZIONE, non ci vuole uno scienziato per capirlo e non lo scopro io per prima. In certe giornate devi proprio spaccare il minuto per portare il figlio 2 a Jujitsu mentre la 1 fa i compiti che poi andrà a pallavolo, ma poi hai la riunione a scuola per cui devi far combaciare gli orari del ricevimento di figlia 1 e figlio 2 passando poi in pizzeria a comprare la cena.

Il problema semmai è quando sono a casa. Intorno a te. Che ti chiedono cosa scrivere in quella frase con la parola “aureola”. E un’idea ce l’avresti pure, guardando allo specchio quell’alone giallo sopra la tua testa, ma la frase la deve scrivere lei non te. Che ti urlano dall’altra stanza “Duecentonovantotto diviso tre fa novantadue con il resto di dueeee??”. Che ti portano un quadernone tutto sgualcito, lo piazzano sopra la tastiera e rischi che ti partano le email con scritto “ajfdslfhws” al commercialista, solo per dirti “Ma come si legge questa parolaaa?”. Che senti risuonare l’eco “mammaaa” ogni 3×2 e se tenti di concentrarti vieni irrimediabilmente distratta. Ci vuole una calma zen, altrochè. O un mare di parolacce e urla disumane, ma a quel punto l’aureola s’è spenta.

Quindi, come si fa a far conciliare il lavoro con la presenza dei figli? Ci vuole innanzitutto lungimiranza: abituandoli già da piccoli all’indipendenza. Così non ti verranno a chiamare per fare merenda o per allacciare le scarpe o per prepararsi lo zaino. Ma solo per cose importanti (tipo le divisioni in colonna!). Poi serve la capacità di spegnere il cervello agli stimoli esterni. Lunghi anni di preparazione per questo serviranno (Yoda docet). La calcolatrice del computer sempre attiva sul desktop è un must durante le elementari. Saper lavorare ad alcune cose alla velocità della luce (e qui ringraziamo i supereroi). Riuscire a rispondere con “mmmh” con intonazioni diverse a seconda della domanda che ti è stata posta per simulare interesse-sorpresa-comprensione-disappunto (level pro).

Ed infine, ogni tanto, qualche urlo liberatorio che fa tanto mamma cattiva ma raggiunge il suo scopo: ti libera dallo stress e ti lascia quei 2 minuti di silenzio in cui finalmente trovi quella cacchio di parola che non ti usciva proprio.

Ah, per chi se lo chiede, questo post è stato scritto un tranquillo pomeriggio di mercoledì, tra matematica, scienze, italiano, tablet e disegni. Complimenti a me.

Photo by Allen Taylor on Unsplash

Previous post Il colore